Il presidente di Assodidattica «Il 30 Novembre è troppo vicino. Le richieste ci sono, le risorse anche, ma i tempi rischiano di rendere impossibile utilizzarle. Non trasformiamo un investimento storico sulla scuola in un’occasione persa». Questo è quanto era già stato fatto presente, all'uscita del bando arredi, attraverso una lettera indirizzata al MIM, ai vari capo dipartimento. Dove in sintesi la cosa più ovvia, era il raffronto tra potenzialità d'investimento erogato ( 180 mil ) e la capacità produttiva di un comparto industriale, non in grado di reggere il confronto, inficiata poi dai tempistiche o modalità procedurali, partite con molto ritardo, rispetto alla milestone governativa.
Scuole nuove, asili appena realizzati, spazi educativi pronti ad accogliere bambini e ragazzi. Ma senza tavoli, sedute, librerie, contenitori, laboratori e ambienti realmente attrezzati.
È questo il paradosso che, secondo Alessandro Zecchin, presidente di Assodidattica , rischia di materializzarsi negli ultimi mesi del 2026 a causa delle tempistiche previste per il completamento delle forniture di arredi collegate agli interventi sulla scuola.
Gli avvisi del Ministero dell’Istruzione e del Merito dedicati agli arredi didattici innovativi per asili nido e scuole dell’infanzia interessano complessivamente 1.778 strutture e prevedono che forniture e collaudi siano completati entro il 30 novembre 2026. Si tratta di interventi complementari agli investimenti infrastrutturali del PNRR e indispensabili per rendere concretamente utilizzabili i nuovi spazi educativi.
Una scadenza che, con l'avvicinarsi della fine dell'anno, sta però determinando una crescente preoccupazione nel comparto.
«Siamo profondamente preoccupati e anche amareggiati», afferma Zecchin. «Stanno arrivando richieste da enti e amministrazioni che vogliono completare le proprie strutture e utilizzare le opportunità disponibili, ma il tempo materiale si sta esaurendo, con il rischio che tante di queste vengano disattese, o vadano deserte, come già successo nell'ultimo mese. Un arredo scolastico serio non significa semplicemente comprare tavoli e sedie: significa progettare ambienti, verificare necessità, produrre, organizzare le consegne, installare e collaudare. Tutto questo non può essere compresso all'infinito».
Il tema assume ancora più peso considerando le dimensioni dell'investimento nazionale sulla prima infanzia. Il target del Piano è stato fissato in 150.480 nuovi posti complessivi; inoltre, per gli ulteriori interventi finanziati dal bando 2024, il Governo ha indicato che il 64,8% dei 31.600 nuovi posti previsti era localizzato nel Mezzogiorno, proprio dove l'esigenza di ridurre i divari territoriali è particolarmente significativa.
Per Zecchin il problema, dunque, non è soltanto industriale. È prima di tutto educativo, economico e sociale.
«Una scuola senza arredi non è una scuola: è un edificio vuoto. Possiamo costruire strutture bellissime, efficienti e innovative, ma se poi non diamo a bambini, insegnanti ed educatori gli strumenti e gli spazi necessari per viverle, abbiamo completato solo metà del lavoro. Sarebbe assurdo arrivare al traguardo del PNRR e scoprire che mancano gli ultimi cento metri».
«IL RISCHIO È LA CORSA ALL'ULTIMO ACQUISTO»
Assodidattica richiama inoltre l'attenzione su un secondo rischio: che la pressione delle scadenze trasformi la progettazione degli ambienti educativi in una corsa contro il tempo, spostando l'attenzione dalla qualità alla semplice necessità di completare procedure, ordini e consegne.
Gli arredi destinati a un asilo, a una scuola o a uno spazio educativo non possono essere considerati un elemento accessorio. Ergonomia, sicurezza, flessibilità, inclusione, qualità dei materiali e coerenza con il progetto pedagogico incidono direttamente sulla fruibilità degli ambienti.
«La soluzione peggiore sarebbe costringere gli enti a scegliere in fretta pur di rispettare una data, ma non trovando riscontro nel mercato produttivo o distributivo», prosegue Zecchin. «Il rischio è avere edifici nuovi arredati con ciò che si riesce a trovare nell'immediato, anziché con ciò che realmente serve. Il PNRR nasce per innovare la scuola italiana: non può concludersi con acquisti dettati dall'emergenza».
Una criticità che interessa l'intera filiera degli ambienti educativi e culturali: asili nido, scuole dell'infanzia, istituti scolastici , nei quali l'arredo costituisce parte integrante della funzionalità del progetto.
LA RICHIESTA: PROROGA O MECCANISMO DI SALVAGUARDIA
Da qui l'appello di Assodidattica al Governo, al Ministero dell'Istruzione e del Merito e alle istituzioni competenti affinché venga individuata rapidamente una soluzione.
La prima ipotesi è una proroga tecnica dei termini, almeno per gli interventi già finanziati e per le procedure avviate o affidate entro il 2026, consentendo che consegna, installazione e collaudo possano essere completati in una finestra temporale successiva.
Qualora i vincoli del
PNRR non rendessero praticabile questa strada, Assodidattica propone di
valutare un meccanismo di salvaguardia attraverso altre risorse nazionali o
comunitarie, che permetta agli enti in regola con le procedure di non perdere
il finanziamento destinato agli arredi.
A questo potrebbero aggiungersi procedure semplificate, assistenza tecnica agli enti locali e strumenti operativi che consentano di accelerare gli affidamenti senza sacrificare qualità e appropriatezza delle forniture.
«Non stiamo chiedendo di rallentare il PNRR. Stiamo chiedendo esattamente il contrario: permettere che raggiunga davvero il proprio obiettivo», sottolinea Zecchin. «Se un Comune ha costruito una scuola, dispone delle risorse e sta lavorando per arredarla, non possiamo permettere che qualche settimana di differenza renda inutilizzabile un investimento costruito in anni di lavoro».
«NON PERDIAMO L'ULTIMO PEZZO DEL PNRR»
L'appello del presidente di Assodidattica è quindi quello di aprire rapidamente un confronto tra istituzioni, enti locali e imprese del settore.
«Il mondo produttivo è pronto a fare la propria parte. Le aziende stanno programmando produzione, logistica e installazioni per rispondere alle richieste. Ma esiste un limite fisico oltre il quale non si può andare. Chiediamo alle istituzioni di intervenire prima che il problema esploda nelle ultime settimane dell'anno. Abbiamo investito miliardi per costruire luoghi nei quali educare le prossime generazioni. Sarebbe un paradosso lasciarli vuoti per una scadenza amministrativa. Una scuola non è fatta soltanto di muri: è fatta degli spazi che i bambini possono vivere, degli strumenti che gli insegnanti possono utilizzare e delle opportunità che quegli ambienti possono generare. Salvare gli arredi significa completare davvero il PNRR della scuola».
Alessandro Zecchin,
presidente di Assodidattica
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