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Il nuovo anno educativo 2026/2027 del nido d’infanzia comunale “La Tana del Ghiro” (via Laetitia Abbaticola 2) si apre con una novità importante, pensata per i più piccoli e per le loro famiglie. Dal 10 settembre prende il via la sperimentazione dell’ambientamento partecipato, un percorso che punta a rendere l’ingresso al nido più sereno, graduale e condiviso.
Un momento delicato come il passaggio dalla famiglia alla comunità educativa sarà, infatti, accompagnato rispettando i tempi dei bambini e delle bambine e valorizzando da subito il ruolo delle famiglie.
Nei primi tre giorni di frequenza, i genitori resteranno al nido per l’intera giornata insieme ai propri figli, condividendo spazi, routine e momenti di relazione con le educatrici: non un semplice inserimento, quindi, ma un percorso costruito insieme, passo dopo passo.
L’ambientamento partecipato, meglio noto come “metodo svedese”, prevede, infatti, in fase d’inserimento, la presenza continua del genitore, che affianca il proprio bambino alla scoperta del nuovo mondo: il “nido”. Nel dettaglio, l’inserimento si svolge in tre giorni, nei quali bambino e genitore trascorrono l’intera giornata al nido: insieme esplorano il nuovo ambiente, conoscono le educatrici e gli altri bambini, condividono il momento del pasto, del sonno, del gioco e delle attività.
Nel corso delle tre giornate, le educatrici osservano le abitudini del bambino, affiancano il genitore e ne colgono suggerimenti e indicazioni, entrando in contatto con i piccoli in modo graduale e diventando sempre più figure di riferimento. Il quarto giorno il genitore accompagna il bambino al nido, lo saluta e prosegue per le sue attività, restando naturalmente disponibile per ogni evenienza. In caso di necessità, l’inserimento si può prolungare, solitamente fino a un massimo di cinque giorni.
La sperimentazione nasce per:
· ridurre l’ansia da separazione nei bambini e nelle bambine;
· accompagnare in modo graduale il passaggio dall’ambiente familiare al nido;
· creare fin dall’inizio un rapporto di fiducia forte tra famiglie e personale educativo.
La sperimentazione partirà dalla sezione “piccoli” del nido comunale “La Tana del Ghiro”, composta da 16 bambini, nuovi iscritti, di età compresa tra tre mesi e un anno, suddivisi per la fase di inserimento in tre sottogruppi. Nel mese di agosto le famiglie hanno effettuato incontri e colloqui individuali con le educatrici, per la condivisione degli obiettivi e delle modalità dell’ambientamento partecipato.
“La sperimentazione conferma l’attenzione dell’amministrazione comunale verso servizi educativi sempre più vicini ai bisogni dei bambini e delle famiglie, capaci di coniugare qualità dell’azione pedagogica, accoglienza e partecipazione, come previsto dal Documento Programmatico degli Stati Generali dell’Infanzia Zerosei – sottolinea l’assessore alla Conoscenza Vito Lacoppola - . Si tratta di un’occasione concreta per mettere al centro le famiglie e creare sin da subito un’alleanza forte e un legame emotivo e di fiducia tra genitori e struttura.
I genitori potranno trascorrere le prime tre giornate di vita al nido, interamente al fianco dei piccoli e degli educatori, di modo da condividere con le nuove figure di riferimento suggerimenti, consigli, informazioni utili sulle abitudini dei piccoli, dalla pappa, al sonno, al gioco, creando continuità tra lo stile educativo delle famiglie e quello del nido.
Rispetto al tradizionale inserimento, che prevede la presenza del genitore per meno ore al giorno ma per un tempo più prolungato, questa sperimentazione garantisce uno scambio più intenso e concentrato, assicurando ai bimbi la presenza rassicurante della mamma e del papà nella scoperta del nuovo mondo, che segnerà la loro crescita e il loro sviluppo, e ai genitori la possibilità di conoscere il nido da vicino e in prima persona, in tutti i suoi aspetti”.
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Dal 6 settembre all' 8 novembre 2026, il Festival del Paesaggio di Anacapri celebra la sua decima edizione, festeggiando il primo decennio di un percorso che ha fatto del paesaggio uno spazio privilegiato di ricerca curatoriale e riflessione sul presente. The Observer è il titolo scelto per questa edizione, curata da Arianna Rosica e Gianluca Riccio, che propone una rilettura della figura dell'osservatore, centrale nella storia dell'arte ma oggi profondamente ridefinita dalla proliferazione delle immagini digitali e dall'emergere dei sistemi di visione artificiale. Più che interrogare ciò che vediamo, l’invito della manifestazione è riflettere su chi osserva, su come osserva e sulla responsabilità che oggi accompagna ogni atto dello sguardo.
In un presente sempre più saturo di immagini digitali e filtrato dall'azione di sistemi di visione artificiale, il Festival riunisce opere e installazioni di Francis Alÿs, Ali Cherri, Irene Fenara, Andrea Francolino, Eva Giolo, Elisa Sighicelli, Luca Vitone e Klara Zetterholm, invitando il pubblico a riflettere sulla dimensione contemplativa del paesaggio naturale e storico, sul rapporto che intratteniamo con i nostri archivi visivi – personali e collettivi – e sull'osservazione intesa come esperienza condivisa e comunitaria, più che come gesto individuale.
The Flag Project, progetto di arte pubblica del Festival giunto alla sua quarta edizione, vede Andrea Francolino realizzare tre grandi bandiere destinate a sostituire quelle italiana, svedese ed europea poste davanti a Villa San Michele, accompagnate - sabato 5 settembre alle ore 18 - da una performance nel giardino di Villa San Michele aperta alla partecipazione del pubblico, che inaugura la decima edizione del Festival del Paesaggio di Anacapri.
Giovedì 3 settembre Andrea Francolino guiderà inoltre una camminata condivisa per la terra, da Villa San Michele al Castello di Barbarossa.
Quest’anno per la prima volta sarà sviluppato un calendario di screening all’aperto con brevi video d’artista, nel giardino di Villa San Michele.
Grande attesa per la seconda edizione del premio annuale Jumeirah Capri Palace dedicato alle arti visive istituito dai curatori in collaborazione con Jumeirah Capri Palace Hotel di Anacapri e con autorevoli personalità del mondo dell'arte e della cultura.
La giuria di questa edizione è presieduta dal critico e curatore francese Nicolas Bourriaud, e composta da Claudio Cerasa Direttore del Foglio, Brunella Trimarco, Presidentessa Fondazione Tridama, Ermanno Zanini, General manager Jumeirah Capri Palace e Vicepresidente per Sud Europa e Regno Unito Jumeirah Group, e Marco Zappalorto, Director of International Strategy and Partnerships di Fondazione OGR Torino.
Domenica 6 settembre alle ore 11, presso il bar degli artisti del Jumeirah Capri Palace Hotel si terrà una conversazione aperta al pubblico con gli artisti Nicolas Bourriaud presidente della giuria, e i curatori del Festival.
Festival del Paesaggio di Anacapri
The Observer, X edizione
a cura di Arianna Rosica e Gianluca Riccio
5 settembre - 8 novembre 2026
Francis Alys, Ali Cherri, Irene Fenara, Andrea Francolino, Eva Giolo, Elisa Sighicelli, Luca Vitone, Klara Zetterholm
Villa San Michele, Viale Axel Munthe 34 Anacapri (Capri), Napoli
press@festivaldelpaesaggio.com
Sarà il saxofonista e compositore statunitense Michael Rosen ad aprire, venerdì 4 settembre, la quinta edizione del Fiumicino Jazz Festival, la rassegna organizzata dal Museo del Saxofono di Fiumicino e dedicata quest’anno a quattro grandi protagonisti della musica del Novecento, tutti nati nel 1926: John Coltrane, Miles Davis, Franco Cerri e Nini Rosso.
Il primo appuntamento del Festival sarà “The Spiritual Voice – Omaggio a John Coltrane”, un progetto attraverso il quale Michael Rosen propone una rilettura intensa e personale della musica di uno dei più grandi innovatori della storia del jazz.
Non si tratta soltanto di un omaggio a un repertorio fondamentale: Rosen dedica da molti anni una parte significativa della propria ricerca artistica alla musica e al pensiero di Coltrane, esplorandone il linguaggio improvvisativo e, insieme, quella straordinaria dimensione spirituale e umana che ha reso la sua opera capace di superare i confini del jazz.
Saxofonista, compositore e musicista di riconosciuto prestigio internazionale, Michael Rosen è nato a New York nel 1963 e si è formato alla Berklee School of Music, dove ha studiato con musicisti e docenti come George Garzone, Bill Peirce e Gary Burton, diplomandosi Magna Cum Laude dopo appena cinque semestri.
Da molti anni protagonista della scena musicale europea, Rosen ha collaborato con alcuni tra i più importanti nomi del jazz internazionale e italiano, da Enrico Rava, Fabrizio Bosso, Roberto Gatto e Stefano Bollani a Jim Hall, Peter Bernstein, Peter Erskine, Mike Stern e Kenny Wheeler. La sua attività si è inoltre estesa alla musica pop, con partecipazioni discografiche e tournée al fianco di artisti come Mina, Adriano Celentano, Fabio Concato, Renato Zero, Tiziano Ferro, Eugenio Finardi e Giorgia.
Autore di nove album come leader o co-leader, Rosen è stato più volte riconosciuto dalla critica internazionale per la qualità del suo saxofono e della sua ricerca compositiva. La rivista Jazzit lo ha inoltre inserito per più anni tra i migliori dieci saxofonisti soprano del mondo. La critica ha sottolineato in particolare la sua capacità di unire tecnica, inventiva melodica, energia e lirismo, senza rinunciare a una forte personalità espressiva.
Con “The Spiritual Voice”, il Fiumicino Jazz Festival inaugura così il proprio percorso attraverso le quattro figure celebrate da “1926 ECHOES”, titolo della V edizione. Quattro anniversari diversi, quattro personalità profondamente diverse, ma accomunate dalla capacità di aver trasformato la propria esperienza artistica in un patrimonio musicale ancora vivo e capace di parlare alle nuove generazioni.
Dopo Coltrane, il Festival proseguirà sabato 5 settembre con The Italian Sound – Omaggio a Franco Cerri e Nini Rosso, affidato al Delogu Quartet con la partecipazione straordinaria del trombettista Maurizio Oriente, e si concluderà domenica 6 settembre con Kindred Modes – Omaggio a Miles Davis, interpretato dal Patrizio Destriere Quartet con la partecipazione straordinaria di Nicola Tariello.
Il Fiumicino Jazz Festival è promosso dal Museo del Saxofono, con la direzione artistica di Attilio Berni, e si inserisce nella programmazione culturale sostenuta dalla Città di Fiumicino, che riconosce nel Museo un presidio culturale di eccellenza del territorio.
Le ricorrenze celebrano il passato. La musica continua invece a costruire il futuro. È questa l’eco che il Fiumicino Jazz Festival 2026 desidera consegnare al proprio pubblico.
Il beauty continua a essere uno dei settori più dinamici dell'economia mondiale, ma la vera rivoluzione non riguarda soltanto nuovi prodotti o ingredienti innovativi. A cambiare profondamente è il modo in cui le persone scoprono, vivono e acquistano la bellezza. Esperienza, personalizzazione, contaminazione tra fisico e digitale, servizi, community e contenuti stanno riscrivendo le regole del retail, trasformando i negozi in luoghi di relazione, scoperta e intrattenimento.
I dati ci dicono che il mercato globale della bellezza raggiungerà un valore vicino ai 600 miliardi di dollari entro il 2030, sostenuto da una crescita media annua intorno al 5%. A trainare il comparto non saranno soltanto skincare e make-up, ma soprattutto l'evoluzione dell'esperienza d'acquisto, la personalizzazione dei servizi, il social commerce e l'integrazione sempre più stretta tra tecnologia e negozio fisico.
Anche l'Italia continua a confermarsi uno dei protagonisti internazionali del settore: l'industria cosmetica nazionale rappresenta uno dei comparti manifatturieri più competitivi del Made in Italy, con una forte vocazione all'export e una crescita costante negli ultimi anni. Un mercato solido, che oggi si trova però davanti a una nuova sfida: comprendere come stanno cambiando i consumatori e quali saranno i modelli distributivi destinati a diventare lo standard nei prossimi anni. Perché se fino a qualche tempo fa erano i grandi brand a dettare le regole del mercato, oggi lo scenario si è ribaltato.
«Sono i consumatori a guidare il cambiamento», osserva l’imprenditore Massimo Volpe dall’osservatorio Retail Hub – tech company del settore retail punto di riferimento in Italia in quanto angolo di osservazione e analisi privilegiato in tema di innovazione e nuovi trend. «Le persone scoprono nuovi prodotti attraverso TikTok, Instagram, creator e community internazionali. Viaggiano, confrontano esperienze, acquistano online in qualsiasi parte del mondo e pretendono di ritrovare quelle stesse esperienze anche nei negozi sotto casa. Il retailer, oggi, è chiamato a rincorrere un consumatore che cambia molto più velocemente rispetto al passato.»
È proprio questa accelerazione ad aver trasformato il retail in uno dei più importanti osservatori dell'innovazione contemporanea. Non si tratta più semplicemente di vendere un prodotto. Oggi un punto vendita deve raccontare una storia, costruire una relazione con il cliente, offrire servizi, creare contenuti condivisibili sui social, integrare strumenti digitali e generare un'esperienza capace di essere ricordata.
Per questo motivo, secondo Retail Hub, limitarsi ad analizzare report, seguire webinar o osservare ciò che accade online non basta più. Da questa convinzione nasce l'attività internazionale di Retail Hub, realtà che da anni accompagna retailer, aziende e brand italiani nei principali ecosistemi mondiali dell'innovazione attraverso gli Innovation Tour. Dai department store francesi ai concept store londinesi, fino ai grandi flagship asiatici, Retail Hub ha creato veri e propri percorsi internazionali che portano retailer, brand e manager nei principali ecosistemi dell'innovazione. L'obiettivo non è visitare semplicemente negozi iconici, ma comprendere i modelli che stanno trasformando il retail e individuare le innovazioni che potranno essere adattate anche al mercato italiano. È un approccio che ha consentito a Retail Hub di osservare da vicino l'evoluzione di fenomeni come il K-Beauty, il retail esperienziale, l'integrazione tra fisico e digitale e i nuovi concept di punto vendita, oggi sempre più centrali nelle strategie dei principali brand internazionali.
Parigi: dove il beauty smette di essere un reparto e diventa una destinazione
Se esiste una città europea che negli ultimi anni ha ridefinito il concetto di beauty retail, quella è Parigi. Qui il punto vendita non è più soltanto il luogo in cui acquistare un profumo o un cosmetico, ma uno spazio in cui vivere un'esperienza completa. I grandi department store francesi – da Galeries Lafayette a Printemps – stanno progressivamente trasformando interi piani in ambienti dedicati alla bellezza e al benessere, integrando consulenze personalizzate, servizi premium, trattamenti, tecnologia e hospitality. Lo stesso percorso è evidente anche nel nuovo flagship di Sephora, dove l'integrazione tra fisico e digitale rappresenta uno dei benchmark europei più interessanti: servizi omnicanale, prenotazioni online, consulenze personalizzate, schermi interattivi e percorsi costruiti sulle esigenze del singolo consumatore dimostrano come il negozio fisico continui a essere centrale, purché sappia offrire qualcosa che l'e-commerce non può replicare. «Oggi il cliente non entra più semplicemente per comprare un rossetto», osserva Volpe. «Vuole essere consigliato, vuole provare, confrontare, vivere un'esperienza. È questa la direzione che stanno prendendo i mercati più evoluti.»
Londra: il laboratorio europeo dove nascono le nuove tendenze
Se Parigi rappresenta il punto di riferimento dell'esperienza beauty, Londra continua a essere il mercato dove i nuovi format vengono sperimentati prima che nel resto d'Europa. La capitale britannica è da sempre una città aperta alla contaminazione culturale e commerciale. La presenza di consumatori provenienti da tutto il mondo rende il mercato londinese uno dei più ricettivi verso nuovi linguaggi, nuovi brand e nuove modalità di consumo. Retailer come Space NK hanno costruito il proprio successo trasformando il negozio in un luogo di scoperta continua, mentre realtà come Pure Seoul stanno contribuendo alla diffusione del K-Beauty nel mercato europeo, proponendo un'offerta altamente specializzata che fino a pochi anni fa sarebbe stata impensabile. Anche brand iconici come Glossier, nato negli Stati Uniti, hanno scelto Londra come principale presidio europeo, confermando il ruolo della città come piattaforma privilegiata per testare nuovi modelli retail.
Seoul: il luogo dove il futuro è già presente
Se l'Europa rappresenta oggi un importante laboratorio dell'innovazione, è però la Corea del Sud ad aver riscritto le regole del beauty mondiale. Il successo del K-Beauty non nasce soltanto dalla qualità dei prodotti ma da una filosofia completamente diversa di relazione con il consumatore. Nei principali retailer coreani, come Olive Young, il negozio diventa uno spazio nel quale tecnologia, consulenza, analisi della pelle, personalizzazione e sperimentazione convivono all'interno della stessa esperienza. Brand come Amore Pacific hanno spinto ancora oltre questo concetto, sviluppando percorsi personalizzati basati sull'analisi della pelle, sulla consulenza cromatica e sulla costruzione di prodotti sempre più aderenti alle caratteristiche individuali del cliente. «Il futuro non sarà vendere lo stesso prodotto a tutti. Sarà costruire esperienze e soluzioni sempre più personalizzate. In Corea questa evoluzione è già realtà.» ha osservato Massimo Volpe.
Quando il brand diventa un'esperienza culturale
Tra i fenomeni più interessanti osservati da Retail Hub c'è anche la crescente contaminazione tra retail, arte e intrattenimento. Un esempio è Born to Stand Out, marchio coreano che ha costruito il proprio posizionamento attraverso una comunicazione fortemente distintiva, un linguaggio provocatorio e una narrazione coerente in ogni punto di contatto con il consumatore.
Ancora più emblematico è il caso di Gentle Monster, oggi considerato uno dei benchmark mondiali dell'experience retail. Entrare in uno dei suoi negozi significa visitare contemporaneamente uno store e una galleria d'arte contemporanea. Le vetrine non espongono semplicemente prodotti, ma grandi installazioni artistiche, opere cinetiche e scenografie immersive progettate per raccontare l'identità del marchio. Le opere diventano esse stesse elemento di attrazione, generando traffico, condivisioni sui social e una fortissima riconoscibilità del brand. «Oggi il punto vendita deve essere memorabile. Le persone non fotografano più soltanto un prodotto: fotografano un'esperienza. È questo che rende uno store virale e che costruisce valore per il marchio.» continua Massimo Volpe.
Tecnologie da tenere d’occhio
Se i grandi retailer rappresentano il luogo in cui le innovazioni diventano esperienze concrete per i consumatori, è spesso nelle startup che quelle stesse innovazioni nascono. È qui che vengono sperimentate le tecnologie destinate a ridisegnare il beauty dei prossimi anni: dall'intelligenza artificiale alla realtà aumentata, fino ai sistemi di personalizzazione sempre più avanzati. Attraverso il proprio osservatorio internazionale, Retail Hub monitora costantemente questo ecosistema, individuando le realtà più promettenti e favorendo il dialogo tra startup, brand e retailer.
Tra le realtà da tenere d’occhio perché molto promettenti c’è Inference Beauty, startup che sfrutta l'intelligenza artificiale per aiutare i brand cosmetici a comprendere in modo più approfondito i bisogni dei consumatori, accelerando lo sviluppo di nuovi prodotti e supportando decisioni più efficaci in ambito marketing e innovazione. L'obiettivo è trasformare grandi quantità di dati in insight strategici, riducendo tempi e incertezze nello sviluppo di nuove linee beauty.
Un'altra realtà particolarmente interessante secondo Retail Hub è Arbelle, beauty tech europea nata dall'esperienza di Visage Technologies, che ha sviluppato una piattaforma di intelligenza artificiale e realtà aumentata capace di personalizzare l'esperienza d'acquisto online e in negozio. Dalle prove virtuali del make-up ai sistemi di riconoscimento della tonalità della pelle fino agli assistenti conversazionali basati su AI, Arbelle permette ai brand di offrire consulenze altamente personalizzate, migliorando la fiducia dei consumatori e aumentando le conversioni nell'e-commerce e nei canali omnicanale.
«Le startup rappresentano spesso il primo luogo in cui l'innovazione prende forma», conclude Massimo Volpe. «Il nostro compito è individuarle, metterle in connessione con retailer e brand e capire quali tecnologie abbiano davvero il potenziale per trasformare il mercato. È proprio dall'incontro tra grandi aziende e nuove imprese innovative che nascono i modelli destinati a ridisegnare il retail dei prossimi anni.»
A proposito di Retail Hub…
Retail Hub è una tech company fondata nel 2020, diventata in pochissimi anni l’advisory per tutte le aziende che cercano innovazione in ogni settore del retail, grazie a una piattaforma proprietaria che permette di automatizzare tanta di questa innovazione dialogando con l’AI, e che vanta ad oggi circa 5000 start up, ognuna di esse un’eccellenza dal grande potenziale. Retail Hub ha portato in Italia il primo autonomus store e la sua mission si espande con la House of Innovation, uno spazio unico sul territorio, grande hub dell’innovazione basato a Milano. Fondata da Massimo Volpe, Retail Hub si distingue per il suo focus internazionale e il costante scouting di soluzioni tecnologiche. Volpe, con una ventennale esperienza nel settore, è stato il primo italiano a far parte della National Retail Federation (NRF) e nel 2023 è stato inserito nella classifica "Top Retail Influencers" di Rethink Retail. Retail Hub organizza inoltre eventi e programmi di formazione come il Leadership in Retail, l'Innovation Club, e i Retail Innovation Tour, che offrono alle aziende l'opportunità di esplorare le ultime tendenze globali del settore retail
Su proposta dell’assessore alla Cura del territorio Domenico Scaramuzzi, la giunta ha approvato il progetto esecutivo di adeguamento dell...