John H. Herz, Il dilemma della sicurezza nella politica internazionale
(pp. 320, € 26)
Hans J. Morgenthau, L'eterno ritorno della politica di potenza
(pp. 320, € 26)
Dal problema della tutela dei confini, successiva alle ondate migratorie che hanno sconvolto nelle prime settimane di agosto la città di Ceuta, alla sempre più evidente questione climatica, sullo sfondo del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran che da mesi sconvolge l’ordine internazionale, già pesantemente incrinato dello scontro tra Ucraina e Russia: sono solo alcune delle tematiche vividamente riemerse sul fronte del dibattito pubblico e delle agende dei governi, che influenzano la politica estera ma anche interna dei singoli Stati, e in particolare d’Europa.
Il costante pericolo di un conflitto nucleare e l’incrementare di diseguaglianze sociali riportano il focus sulla sopravvivenza collettiva. Tornare ai classici del realismo politico per leggere la contemporaneità non è più considerabile un virtuosismo intellettuale ma uno strumento necessario per provare a rispondere alle esigenze del mondo odierno: questo lo scopo dei volumi pubblicati per il marchio Scholé nella sezione “Scienza politica e Teoria politica” a cura di Damiano Palano che, oltre alle voci di Ludwig Dehio, Reinhold Niebuhr, Franz Neumann, Kenneth N. Waltz, ospita ora gli scritti dello scienziato politico tedesco-americano John H. Herz, nel libro Il dilemma della sicurezza nella politica internazionale (pp. 320, € 26), a cura di Luca G. Castellin, docente di Storia del pensiero internazionale presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, e dal 21 agosto, quelli di Hans J. Morgenthau, L'eterno ritorno della politica di potenza (pp. 320, € 26), curato da Lorenzo Zambernardi, professore ordinario di Relazioni internazionali all’Università di Bologna.
Due testi che acquisiscono una rinnovata attualità nel contesto di disordine mondiale odierno, caratterizzato da insicurezza globale e dalla crisi del diritto e delle relazioni internazionali, fornendo non risposte definitive ma, proprio in quanto classici del pensiero, strumenti di ragionamento e valutazione a livello teorico utili per capire meglio cosa accede intorno a noi in questa fase di trasformazione e creazione del nuovo equilibrio geopolitico.
Accumuna i due autori la provenienza tedesca, l’esilio negli Stati Uniti a causa della violenza nazista verso la comunità ebraica, la comune lezione del giurista Hans Kelsen: due autori che potevano essere considerati sorpassati e dimenticati ma con il quale pensiero oggi è fondamentale confrontarsi nuovamente.
Quello di John H. Herz si concentra sulla centralità del potere e della sicurezza nella politica internazionale, dominata dalla lotta per la sicurezza e per l'egemonia e l'equilibrio di potenza, in una prospettiva realista, fondata sul tema della sicurezza ma con attenzione agli aspetti etici e con aspirazione etico-liberale. Per il padre del realismo idealista la ricerca di sicurezza di ogni Stato finisce per produrre una insicurezza generalizzata, alimentando la competizione per il potere.
Un realismo diverso da quello di Hans J. Morgenthau che individua la prima causa della politica di potenza nell’aggressività innata dell’essere umano. Tra i pionieri del realismo politico americano sulle relazioni internazionali, attraverso la lettura dei suoi scritti, egli ci aiuta a ragionare sull’eterno ritorno della politica di potenza che tutt’oggi possiamo intuire nelle politiche di diversi statisti e sulle nuove e diverse forme che essa può assumere, elaborando un’etica del male e sviscerando il dilemma morale della politica internazionale.
Una visione politico-morale, realista, spesso definita cinica, ma profondamente umana e orientata al futuro. Un autore che non ha ancora smesso di comunicare all’oggi e che mentre parla dell’imminente catastrofe del Vietnam sembra dialogare con la contemporaneità scossa dal pericolo nucleare, dalla rincorsa agli armamenti, alla ricerca di una sicurezza collettiva e di un ruolo che la diplomazia sembra avere oggi smarrito.
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