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lunedì 14 settembre 2026

ARCHIVIO RACHELE BIANCHI | Mercoledì 16 settembre ore 18.00 inaugurazione della mostra personale di Valeria Canavesi: SONO SOLO PAROLE | Via Legnano, 14 (Milano)

 L’Archivio Rachele Bianchi presenta Sono solo parole, progetto espositivo di Valeria Canavesi, visitabile dal 17 settembre all’11 ottobre 2026 presso la sede dell’Archivio in Via Legnano 14 a Milano. La mostra, con il Patrocinio del Municipio 1 del Comune di Milano, si inserisce nel programma Rete Aperta, giunto all’undicesima edizione, attraverso cui l’Archivio invita artisti contemporanei a confrontarsi con l’eredità di Rachele Bianchi.

 

Il nuovo appuntamento accoglie una ricerca che pone al centro il linguaggio e la sua capacità di costruire significati, relazioni e identità. Sono solo parole nasce da una riflessione sul destino delle parole nella società contemporanea: parole consumate, abusate, dimenticate o svuotate di senso, eppure ancora capaci di orientare il pensiero, dare forma ai sentimenti e trasformarsi in azione. Attraverso testi poetici, sperimentazione materica e tecniche di stampa artigianale, Valeria Canavesi trasforma le parole in opere fisiche, fragili e potenti al tempo stesso. Ogni parola scelta dall’artista diventa protagonista di un manifesto originale di formato 50x70 cm, realizzato in undici esemplari e stampato a mano nell’atelier A14 di Milano. Carte differenti, colori, effetti di stampa e lavorazioni manuali vengono associati semanticamente a ciascun termine, restituendone una specifica identità visiva e concettuale.

 

“Siamo sommersi di parole senza più significato. Parole vilipese, abusate, dimenticate. Eppure, tutti pensiamo con le parole. Con le parole costruiamo i nostri desideri, diamo forma a sentimenti e ragionamenti. Con questa ricerca ho voluto restituire alle parole tutta la centralità che meritano”, afferma Valeria Canavesi.



Il progetto combina strumenti analogici e digitali, coinvolgendo torchi, telai, inchiostri, rulli e cliché in un processo produttivo che restituisce corpo e presenza alla scrittura. Le opere diventano così oggetti vulnerabili e preziosi, esposti alla stessa sorte delle parole: custodite, manipolate, ferite o dimenticate.

 

In mostra, tre opere di Rachele Bianchi dialogano con la ricerca di Valeria Canavesi: Donna con bambino (1955, marmo bianco), La Coppia (1994, bronzo) e Figura con la rete (2005, bronzo). La relazione tra le due artiste non si fonda su una somiglianza formale, ma su una comune riflessione intorno alle “corazze” dell’essere umano e ai processi di costruzione dell’identità. Nelle opere di Rachele Bianchi la figura femminile attraversa un percorso di emancipazione da vincoli visibili e invisibili; nelle opere di Valeria Canavesi la parola si manifesta come soglia e barriera, strumento di accesso e insieme dispositivo che può trattenere o nascondere. “Ed è qui che si rende evidente il punto più inedito della mostra”, afferma il curatore Giorgio Uberti. Rachele Bianchi ha affidato alla materia il compito di dire ciò che la parola, da sola, non poteva trattenere. I suoi titoli ricorrenti - Figura, Personaggio, Senza Titolo - confermano questa essenzialità: non nominano, ma aprono. Non spiegano, ma indicano”.

 

Valeria Canavesi, al contrario, lavora proprio dentro la parola, nelle sue grazie, nelle sue ambiguità, nella sua capacità di costruire e insieme di velare. Nel suo percorso la parola non è mero strumento descrittivo, ma sostanza dell’opera, trama che trattiene e interroga. L’artista espone la parola come un dispositivo che può proteggere e imprigionare al tempo stesso, come una rete che mostra e nasconde, che concede accesso ma anche impone un filtro. È una soglia, ma anche una barriera. Il nesso con l’opera di Rachele Bianchi non sta dunque in una somiglianza formale, né in una facile consonanza tematica, ma in una medesima, ostinata riflessione sulle corazze dell’essere umano.



Rachele Bianchi ha posto al centro della propria ricerca la figura femminile come corpo generativo e insieme trattenuto, come presenza che si definisce attraverso un lento processo di liberazione da vincoli visibili e invisibili. Le sue donne sono attraversate da una tensione costante: trattenute da manti, strutture geometriche e superfici che sembrano proteggere e costringere allo stesso tempo, fino a trasformarsi in una rete sempre più aperta, in una possibilità di emancipazione. La corazza, nella sua opera, non è un dato definitivo ma un passaggio, un dispositivo da attraversare. Valeria Canavesi, con un linguaggio diverso, torna sul medesimo nodo e sulla medesima rete. La sua è un’indagine che attraversa opposizioni e fratture linguistiche. In questa tensione trova un terreno comune con Rachele Bianchi, perché anche qui la forma non è mai semplice apparenza, ma il luogo in cui si giocano identità, memoria, desiderio e sofferenza. Le parole di Canavesi, pur essendo esposte come materia visiva, si comportano come elementi plastici: si addensano, si scheggiano, si stratificano, si fanno corpo.

 

È un corpo che trasforma l’estetica in semantica: colori, effetti, tipologie di carte e tecniche di stampa rigorosamente manuali restituiscono centralità e potenza a ogni testo. “Pesante e leggero. Solidità e fragilità. Materia e parole. Bronzo, marmo, gesso. E carta. La relazione delle mie opere con le sculture di Rachele Bianchi si sostanzia nel dialogo tra gli opposti e nell’equilibrio degli estremi”, scrive l’artista. Due donne, due visioni, due forme d’arte. Con la medesima volontà di dare voce alla propria anima senza filtri, senza pregiudizi, senza difese. Senza barare, mai.


La mostra evidenzia come linguaggi differenti possano convergere nella medesima urgenza espressiva: interrogare la condizione umana, la memoria, l’amore, la sofferenza e il desiderio attraverso forme capaci di trasformare l’esperienza individuale in riflessione collettiva.

 

Ad arricchire il progetto espositivo contribuisce la collaborazione con Dulcop International S.p.A. – Bubble World, nata dalla naturale affinità tra la ricerca di Valeria Canavesi e il linguaggio simbolico delle bolle di sapone. Come le parole, anche le bolle sono fragili, leggere ed effimere, ma capaci di evocare emozioni e lasciare un ricordo. Da questa affinità nasce un'edizione speciale di bolle di sapone personalizzate con la grafica della mostra, realizzata da Dulcop e distribuita ai visitatori come gadget ufficiale. Pensato come naturale prosecuzione dell'esperienza di visita, l'oggetto interpreta lo spirito del progetto, offrendo un segno tangibile della riflessione sul valore delle parole, sulla loro delicatezza e sulla loro capacità di generare immaginazione, relazione e memoria.

 

In occasione della mostra è stato inoltre organizzato PAROLE PER RACHELE, workshop con Valeria Canavesi in programma martedì 29 settembre alle 18.00 presso l'Archivio. Gratuito e su prenotazione fino a esaurimento dei posti, il laboratorio invita i partecipanti a scegliere una parola ispirata alle opere e al lavoro di Rachele Bianchi e a trasformarla, sotto la guida dell'artista, in un elaborato artistico su carta formato A3, realizzato con matite, pennarelli e pastelli a cera. L'obiettivo è trasformare una parola in un gesto creativo, costruendo un'opera personale che unisce scrittura e segno.

 

La mostra rappresenta una tappa del programma di iniziative dedicate al Centenario dalla nascita di Rachele Bianchi. Un percorso che si completerà entro la fine dell'anno con la presentazione della prima monografia aggiornata postuma su Rachele Bianchi.


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