Il “regolamento” invocato dai carabinieri non esiste nei documenti ufficiali dei Giochi del Mediterraneo, mentre Eni e Snam sponsorizzano l’evento nonostante i loro legami economici con Israele.
Fasano, 29 agosto 2026 – Ieri sera, durante la partita di pallamano femminile Tunisia-Kosovo valida per i XX Giochi del Mediterraneo, una famiglia composta da genitori e figli minori è stata oggetto di un tentativo di espulsione dal nuovo Palazzetto dello Sport. La motivazione è riconducibile alle magliette indossate dai bambini, riportanti la frase "Free Palestine" e alla bandiera palestinese. Lo staff dell’impianto ha intimato alla famiglia di rimuovere immediatamente i simboli o lasciare l’arena. Nonostante il rifiuto pacifico, il personale ha chiamato rinforzi, creando un clima di intimidazione verso i minori presenti. I Carabinieri intervenuti hanno confermato la posizione dello staff, sostenendo che il “regolamento” vietasse bandiere e iniziative politiche o religiose.
Questa giustificazione è infondata, come dimostrano anche i documenti ufficiali resi pubblici dal Nuovo Comitato Organizzatore dei Giochi del Mediterraneo Taranto 2026 (OCMG) sul sito ufficiale della manifestazione, tra cui la Safeguarding Policy, il Digital Code of Conduct e la Table of Digital Conduct. In nessuno di questi testi compare un divieto rivolto al pubblico di indossare simboli politici o religiosi. Al contrario, le policy dell’OCMG pongono al centro la tutela della dignità umana e il divieto assoluto di discriminazione per etnia, religione o convinzioni personali.
L’accaduto non è un errore burocratico, ma l’ennesimo sintomo di un clima di repressione orchestrato in parallelo all’evento sportivo. Mentre l’OCMG, presieduto dal Commissario Governativo Massimo Ferrarese e con rappresentanti della Regione Puglia e del CONI, dichiara di voler promuovere "pace e amicizia", permette che sul territorio vengano censurati simboli di solidarietà con il popolo palestinese. Questa ipocrisia rivela come i Giochi stiano diventando un palcoscenico per normalizzare la presenza italiana accanto a un'entità responsabile di crimini di guerra, mentre si reprime ogni voce di dissenso civile.
La contraddizione è evidente anche confrontando quanto accaduto a Fasano con altri eventi dei Giochi. Lo stesso episodio è successo anche durante la partita Tunisia-Italia, dove dopo un primo e immotivato tentativo di censura della bandiera, l'errore è stato riconosciuto e la bandiera esposta. Perché a Taranto si è riconosciuto l'errore, mentre a Fasano diventa motivo di espulsione? Questo dimostra che non esiste alcuna norma universale applicata: esistono scelte politiche locali, dettate da pressioni esterne e da un pregiudizio sistematico.
Ma c’è di più. Il termine "Mediterraneo" nei titoli di questi Giochi appare oggi come una beffa storica. Un tempo questo mare era ponte tra popoli e culture diverse; oggi è diventato un cimitero alimentato dai traffici umani, legittimati o ignorati dai governi europei. Promuovere i "valori mediterranei" mentre si continua a morire in mare e si impedisce di esprimere solidarietà ad un popolo vittima di genocidio, significa svuotare l’evento di ogni significato etico e ridurlo a mera vetrina economica e politica.
Non possiamo ignorare chi finanzia questa macchina organizzativa. Tra gli sponsor ufficiali figurano Eni e Snam, colossi energetici italiani con profondi legami economici e strategici con Israele. Recentemente, Eni ha fatto marcia indietro ritirandosi da un controverso consorzio per l’esplorazione di gas nelle acque territoriali palestinesi, dopo intense campagne di pressione internazionale. Tuttavia, la sua presenza come sponsor principale dei Giochi ricorda al pubblico pugliese il ruolo attivo dell’industria fossile italiana nella geopolitica regionale, dove gli interessi economici si intrecciano con la destabilizzazione e l’estrazione di risorse da territori occupati. Accettare i fondi di aziende che operano in stretta collaborazione con l’apparato statale israeliano, mentre si censura la società civile, è una scelta politica precisa che va denunciata.
Per chiarezza, riportiamo qui sotto i principi fondamentali contenuti nella Safeguarding Policy OCMG Taranto 2026 che "stabilisce le linee guida per la prevenzione e il contrasto di ogni forma di abuso, molestia, violenza di genere, negligenza o discriminazione per ragioni di etnia, religione, convinzioni personali, disabilità, età o orientamento sessuale, con particolare attenzione alla tutela dei minori e delle persone in condizione di vulnerabilità":
1. Assenza di divieti su simboli: la policy non contiene alcun riferimento a divieti per bandiere, magliette o simboli politici per il pubblico;
2. Divieto di discriminazione: L’articolo 2.2 sancisce chiaramente la prevenzione di ogni forma di discriminazione per ragioni di etnia, religione o convinzioni personali ("L'OCMG garantisce ambienti sportivi sicuri e inclusivi, prevenendo molestie, violenze di genere e discriminazioni per ragioni personali o sociali. Particolare attenzione è riservata alla protezione di minori e persone in condizioni di vulnerabilità, in coerenza con gli obblighi");
3. Tutela dei minori: Il documento pone particolare enfasi sulla protezione dei bambini, rendendo ancora più grave l’umiliazione subita dai minori della famiglia (Art.1 Finalità della Policy);
4. Competenza limitata: gli incidenti che coinvolgono spettatori rientrano primariamente nell’ordinamento nazionale italiano, ma l’OCMG deve coordinarsi per segnalare violazioni. Lo staff non aveva facoltà discrezionale di inventare regole inesistenti. Contrariamente a quanto affermato dagli operatori intervenuti, l'ordinamento italiano non vieta la presenza di simboli politici negli impianti sportivi. L'Art. 2-bis del D.L. 8/2007 vieta esclusivamente striscioni che incitino alla violenza o contengano ingiurie. Una maglietta o una bandiera che esprime solidarietà pacifica non configura alcun reato. Inoltre, l'Articolo 21 della Costituzione Italiana tutela il diritto di tutti a manifestare liberamente il proprio pensiero con ogni mezzo. Impedire l'ingresso o minacciare l'espulsione per tali motivi costituisce una violazione diretta dei diritti fondamentali dei cittadini italiani.
Global Sumud Puglia e Fasano per Gaza chiedono:
1. Che il Comune di Fasano e la società che gestisce il Palazzetto rendano pubblici tutti i protocolli di sicurezza applicati, specificando quali norme sarebbero state violate dalla presenza di una bandiera e di due magliette;
2. Che l’OCMG Taranto 2026 chiarisca pubblicamente se esista un divieto ufficiale per gli spettatori, e se le condotte dello staff siano conformi alle proprie policy anti-discriminazione;
3. Che vengano avviate verifiche sull’operato dello staff e sulle direttive impartite, affinché episodi simili non si ripetano.
Lo sport deve essere uno spazio di convivenza, non di esclusione. La solidarietà con il popolo palestinese, vittima di un genocidio in corso, non è un’iniziativa politica illegale, è un dovere.
A Fasano, come in tutta Italia, non lasceremo che questo accada di nuovo.
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